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Cenni Storici

Le prime popolazioni ad abitare il territorio di Arconate, alcuni secoli avanti Cristo, sono stati Liguri e Celti, i quali hanno lasciato tracce della loro presenza nel dialetto arconatese come in quelli dell'Alto Milanese.
Nella parlata dialettale arconatese, infatti, vi sono tracce ancora oggi ben riconoscibili: come la fonetica di origine ligure derivata dagli abitanti di questo territorio molto prima dell'invasione celtica (V sec. a.c.) che ha imposto il proprio modo di vivere e la propria organizzazione sociale.
Forse l'isolamento in cui si è trovato Arconate, sempre rimasta ai margini delle vie di comunicazione e lontano dai centri abitati più importanti, è stato determinante per la conservazione di particolarità tanto antiche e significative.

Pianta Arconate Inizio XIX secoloArconate vive la medesima storia di tutto il territorio circostante: dopo i Celti si ha la dominazione romana (222 a.C.).
Ai Romani si deve la "centuriazione" del territorio, cioè la suddivisione del paesaggio agrario in appezzamenti regolari, con vie e sentieri che si incrociano ad angolo retto, ancora oggi visibile.
La dominazione romana è documentata anche da ritrovamenti archeologici: agli inizi del 1900 sono state trovate numerose tombe "alla cappuccina" e "a cassetta" ed anche un avello di pietra con iscrizione ormai illeggibile, ed in epoca recente, del vasellame che può essere datato intorno al I o II sec. d.C.

Caduto l'impero romano d'occidente, le invasioni barbariche hanno portato la dominazione dei Longobardi (568 d.C.), che hanno lasciato un'impronta indelebile nei molti vocaboli della parlata locale, di chiara origine longobarda.
Anche in epoca più tarda si legge in documenti conservati negli archivi parrocchiali e che si riferiscono alla vita quotidiana, come il matrimonio, la nascita e le vendite, "vive secondo la legge romana" oppure "vive secondo la legge longobarda" a conferma di quanto siano reali e documentate le radici storiche di Arconate e della sua popolazione.

Chiesa S. Eusebio nel 1930 Durante la dominazione longobarda, Arconate appartiene al Contado di "Burgaria". Con l'evangelizzazione di tutta la zona avvenuta tra il V e il VIII secolo e la fondazione di chiese pubbliche denominate Pievi, la cui giurisdizione si estende su un territorio molto vasto cosparso di piccoli centri, Arconate si trova a far parte della Pieve di Dairago e per un lungo periodo la sua storia coincide con quella della Pieve in cui si trova. Con il passare del tempo, la Pieve assume un'importanza anche civile costituendo un'unità amministrativa a capo della quale stanno i "milites".
In questo periodo si osserva la fondazione di chiese pubbliche, dette pievi, e private, volute, queste ultime, dai grandi proprietari longobardi, costruite direttamente sui loro possedimenti e officiate dai loro sacerdoti. Sembra sia questa l'origine della chiesa di Sant'Eusebio ad Arconate, che, alla fine del '200, risultava parte della pieve di Dairago, una delle più vaste della diocesi di Milano, insieme all'altra chiesa arconatese di Santa Maria, inizialmente denominata S. Maria delle Grazie e in seguito S. Maria Nascente.
Divenuta parrocchiale Sant'Eusebio è stata ricostruita nel 1683 e nel 1903, quando ha assunto l'aspetto attuale.
Oltre a queste ad Arconate c'erano anche la chiesa, oggi scomparsa, di Santa Maria Assunta, gli Oratori di S. Maria Assunta e di Sant'Antonio (di cui oggi resta una cappella) e la Cappella di San Carlo, demolita, come S. Maria Assunta, verso la metà del '900.

Cappella dei Marchesi ArconatiIl primo documento scritto in cui è citato il nome di Arconate risale al 1027 e riguarda il Monastero Maggiore di Milano che qui possiede alcuni beni. Nel 1164 Federico Barbarossa concede il feudo, di cui fa parte anche Arconate, a Rainald von Dassel, suo cancelliere e condottiero nella spedizione in Italia.
Nel 1186, in occasione della fondazione della Canonica di Bernate da parte di Papa Urbano III della famiglia Crivelli di Cuggiono, si ha un accenno ai "Milites de Arconate", primo riconoscimento di nobiltà della casata degli Arconati che, quindi, prende il nome dal luogo di origine e nel cui cimitero costruirà la cappella di famiglia dove riposano gli ultimi discendenti.
Dai documenti rinvenuti emerge la presenza in paese di una casa di frati Umiliati (ordine tipicamente lombardo, dedito soprattutto alla lavorazione della lana) e di un castello, del quale non si hanno altre notizie.

Allo stesso periodo risale la formazione dei comuni rurali nell'Alto Milanese, tra i quali è compreso Arconate, i cui confini comunali risalgono proprio a quell'epoca.
Alla fine del medioevo ad Arconate ci sono 37 fuochi, cioè famiglie, con una media di 6 componenti, per un totale di 250 abitanti, quasi tutti contadini, salvo un fabbro, un ciabattino, tre preti e il monaghino, l'ultimo dei frati Umiliati di Arconate. Completano la popolazione alcuni nobili appartenenti alle famiglie degli Arconati e dei De Capitani, proprietari della maggior parte delle case e dei terreni arconatesi.
Si trattava di terreni piuttosto poveri in quanto la parte settentrionale del territorio era ricoperta dal brugo, cioè dalla brughiera, del tutto improduttiva, e gli altri avevano un bassissimo rendimento, anche a causa della carenza d'acqua per la loro irrigazione. Senz'acqua non si poteva neppure avere fieno per foraggiare il bestiame, per cui anche l'allevamento era scarsamente praticato. Questo stato di cose è rimasto pressoché immutato fino alla costruzione del canale Villoresi nel 1886, mentre la precarietà delle attività economiche ha fatto sì che il centro abitato restasse per secoli circoscritto al nucleo abitativo medievale.
Dopo il Medioevo inizia, quindi, la decadenza della Pieve di Dairago, sia in campo religioso che nel settore civile. Arconate viene concessa in feudo agli Arconati che, anche se con alterne vicende, eserciteranno i privilegi feudali fino alla loro abolizione ad opera di Napoleone.
La funzione civile della Pieve viene abolita e il territorio viene suddiviso in Distretti. Arconate fa parte del distretto di Cuggiono, che nel 1859 cambia nome e diventa Mandamento; verrà poi abolito dalla legislazione fascista.

Dopo l'unità d'Italia, nel 1868, Arconate, unitamente con Dairago e Villa Cortese, viene soppresso perché con meno di 1500 abitanti ed aggregato a quello di Busto Garolfo; successivamente ad un ricorso presentato dalle rispettive amministrazioni, l'aggregazione viene abolita e si crea il comune denominato "Arconate con Dairago".

Veduta dall'alto del campanile Il 24 dicembre 1957 Dairago diventa comune autonomo. Anche Olcella, frazione da sempre suddivisa fra i capoluoghi di Arconate, Busto Garolfo e Dairago, decide, con referendum consultivo indetto il 2 ottobre 1977, l'aggregazione totale di tutto il territorio al Comune di Busto Garolfo.
L'allargamento del nucleo abitativo, rimasto per moltissimo tempo pressoché immutato, avviene solamente verso la fine del 1800, quando la costruzione del Canale Villoresi contribuisce a modificare la periferia e la viabilità del paese e iniziano i primi segni di industrializzazione. Il centro storico ha mantenuto la sua forma originaria con la piazza dalla caratteristica forma triangolare, con le vie di accesso al paese sempre situate nelle medesime posizioni.
Ultimamente sono state create nuove strade esterne al centro abitato per alleggerire il traffico interno e favorire le diverse attività commerciali e industriali sorte sul territorio.
Arconate ha attualmente una sistemazione molto allargata con una notevole estensione abitativa costituita prevalentemente da abitazioni singole con giardino e con poche costruzioni di tipo condominiale e anche queste di modeste dimensioni. Ampia è la zone industriale, creata alla periferia del territorio e continuamente in via di espansione.

Dal punto di vista economico il territorio è stato caratterizzato, fin dall'antichità, da una massiccia pratica della viticoltura, notevolmente incrementata attorno al 1000 sia perché la vite e il vino erano elementi caratteristici della civiltà medievale, sia perché la vite ben allignava nei nostri terreni, in origine molto acidi e ricoperti in gran parte dal "brugo" o erica (da cui la tipica brughiera).
Coltivata in filari molto alti, la coltivazione della vite permetteva che sullo stesso terreno si coltivassero anche alberi da frutta, quale sostegno delle viti, e cereali seminati sotto i filari stessi.
Questa peculiare impostazione della coltura dei terreni si è mantenuta pressoché inalterata fino alla fine del XIX, allorché alcune devastanti malattie della vite vi hanno posto fine.
Altra coltivazione tipica è stata quella dei gelsi, per l'allevamento dei bachi da seta, che, a partire dall'XI secolo, ha mantenuto un'importanza economica fondamentale fino al XX secolo.
Sia l'allevamento del baco da seta che la coltivazione della pianta del gelso sono ora completamente scomparsi dal territorio.

Vecchio ponte sul VilloresiL'introduzione della robinia migliora la qualità del terreno e, più tardi, l'entrata in esercizio del Canale Villoresi e quindi la creazione di un sistema d'irrigazione, rendono il terreno più produttivo con un elevato rendimento, specialmente per quanto riguarda la coltivazione dei cereali, soprattutto segale, frumento, granoturco e, per un ristretto periodo, riso.
L'agricoltura passa progressivamente dalle grandi estensioni di proprietà di poche famiglie a piccoli appezzamenti a conduzione, per arrivare a quella di aziende agricole vere e proprie.

Dallo sviluppo economico è dipeso quello della popolazione, fino al XVII secolo totalmente subordinato alla precarietà dell'attività agricola; pestilenze, carestie e crisi economiche hanno fatto sì che l'elevata natalità venisse annullata da un'altrettanto elevata mortalità, con l'alternarsi di periodi di caduta o ripresa demografica a seconda del peggioramento o miglioramento delle condizioni di vita.
Solo alla fine del '600, col miglioramento delle condizioni economiche e igieniche, la mortalità si è ridotta, favorendo l'incremento della popolazione e un allungamento della vita media. Nella seconda metà dell'800, grazie allo sviluppo economico e sociale e al processo di industrializzazione, si è avuta una vera e propria "esplosione demografica".
Così se tra l'inizio del '600 e la fine del '700 la popolazione arconatese era di circa 600 abitanti, nel 1861 era salita a 1356 abitanti per raggiungere, cento anni dopo (1961), i 3462 abitanti.
Con l'avvento dell'industrializzazione Arconate passa gradualmente da un paese esclusivamente agricolo ad un sistema economico misto: fino alla seconda metà del 1900 molti abitanti, pur lavorando nelle industrie della zona, continuano ad essere contadini, coltivando appezzamenti di terreno (chiamati popolarmente "vigna" a ricordo dell'antica coltivazione della vite) nel tempo lasciato libero dal lavoro in fabbrica e allevando qualche capo di bestiame nella stalla posta in cortile. Ora l'agricoltura è esercitata solo da poche aziende agricole di medie dimensioni.
In questo periodo Arconate beneficia in particolare dello sviluppo dell'industria tessile; esistevano tre stabilimenti per la lavorazione del cotone e uno della seta (con 235 addetti complessivi), saliti a cinque all'inizio del '900 (con 820 addetti complessivi).
Contemporaneamente è iniziato il flusso migratorio che, tra la seconda metà dell'800 e i primi decenni del '900, ha interessato in misura considerevole alcuni paesi della pieve di Dairago, tra cui Arconate.